Jasmine

Jasmine Molinaro da Udine protagonista di "Miracle Tunes"

Si chiama Jasmine Molinaro, ha 13 anni, è di Udine e, danzando, ha fatto innamorare del suo talento il famoso regista Roberto Cenci, in cerca delle protagoniste di “Miracle Tunes”, la serie che ha riscosso un clamoroso successo in Giappone e che ora arriva anche in Italia. Nonostante la sua timidezza, Jasmine ha superato tre audizioni con svariati partecipanti.

Le selezioni sono state effettuate in tutta Italia, ma anche in Inghilterra e Jasmine andrà a Madrid per girare la serie durante l’estate. Oltre ad aver firmato il suo primo contratto di la- voro, quindi, avrà l’opportunità di conoscere un’ulteriore lingua e cultura.

Ad averla scovata e a sostenerla Lidia Carew, la ballerina professionista presente anche nel telefilm di Spike Lee, “She’s gotta have it”, andato in onda su Netflix.

“Quel giorno ci siamo trovati tutti a gioire e a piangere dalla commozione perché, fino al- l’ultimo, l’impegno è stato costante; la vocal coach da New York, Elena, che chiamava per sapere come fossero andati i casting, Samia Laoumri, la quale, tra le tante cose, consiglia Jasmine nell’immagine e al trucco, con gli occhi gonfi dall’emozione, di fianco a me che volevo assicurarmi che avesse tutto il supporto necessario per splendere come merita”, rac- conta Lidia, la quale evidenzia come il suo sia “un team pronto a sostenerla e a fare il tifo per lei, come noi avremmo voluto fosse fatto per noi quando ne avevamo bisogno”.

Con la sua associazione “Lidia Dice...”, infatti, la friulana sta continuando a individuare e valorizzare talenti sul territorio. E, dopo la modella Concetta Cangiano, ora è il turno di Ja- smine, una componente del progetto “Black Swan”, dell’associazione “Lidia Dice...”, che sostiene il talento, a volte vittima di stigma e stereotipi.

“Un giorno, come spesso accadeva, dato che i suoi genitori lavorano, sono andata a prende- re Jasmine a casa a Udine per portarla alla palestra “Body & Fitness” di Tricesimo dove svolgevamo le prove”, spiega Lidia Carew. “Le ho fatto un pò di domande per scoprire qualcosa in più del suo carattere. Mi ha raccontato che ha cambiato molte scuole perché il livello era troppo basso e si annoiava (è sempre stata molto spavalda, ma la ritengo una del- le sue qualità) e anche che una sua insegnante le aveva detto che non possedeva il fisico di una ballerina, che non si sarebbe dovuta dedicare alla danza classica, ma a quella contempo- ranea. Eppure Jasmine, durante le pause o quando entravo nello spogliatoio, stringeva e ba- ciava le sue scarpe da punta e guardava con occhi innamorati le variazioni di repertorio su YouTube o sulle Instagram Stories.

Io non ho mai rispecchiato l’immagine della ballerina e non ho mai ambito a quello - prose- gue Lidia -. Ho cominciato dalla danza jazz e non ho avuto interesse nel provare ad entrare in un corpo di ballo come quello della Scala, per esempio, ma so come ci si può sentire quando qualcuno di cui ti fidi o in cui vedi un mentore non ti incoraggia a perseguire il tuo sogno.

Viviamo in un era dove Misty Copeland è famosa in tutto il mondo per essere l’etoile del- l’American Ballet Theatre di New York, oltre che un simbolo per tutta una community di ragazzine sognanti. Lei dimostra come gli stereotipi si possano ridefinire e, con impegno e dedizione, ognuno possa costruire il proprio futuro”, evidenzia ancora Carew.

Il supporto del team “Lidia Dice...” si è occupato, oltre che di scovare Jasmine e seguirla per quasi un anno, farle mettere in atto le sue capacità, a convincere lei e gli stessi genitori dell'unicità che la contraddistingue.

“Il papà, Stefano Molinaro, si è trovato dal fare da manager al figlio, promessa del calcio, a diventarlo per la piccola ballerina. Ora, come il padre di Serena Williams o di Beyoncé, do- vrà anche lui saper sostenere la figlia e continuare a farla formare nelle migliori accademie del paese, ovviamente affiancato dalla mamma Isabelle che da lontano e con sguardo attento dirige il tutto.

“Mia madre mi continua a ripetere che questa passione ce l’ho da sempre”, spiega la tredi- cenne. “Mi dice che, quando era incinta, mi sentiva ballare nella pancia. Sinceramente non ricordo come sia nato l’amore per il ballo, ma la mia famiglia mi ha raccontato che, fin da piccola, mi piaceva fare acrobazie. Per questo motivo mi hanno iscritto a un corso e, con il tempo, ho capito che avrei voluto migliorare sempre di più, espandere i miei stili di danza, ma ricavare degli insegnamenti dal mio lavoro, dalla mia famiglia e da tutti coloro che mi hanno aiutato, come Lidia. Senza di lei non sarei arrivata a Milano”, conclude Jasmine.

A.A